2016-08-18 M. Prena per la Brancadoro

2016-08-18 M. Prena per la Brancadoro

Localita' di partenza – Strada per la miniera di lignite, Fonte della Vetica (AQ)

Distanza percorsa – 12,40 Km

Salita accumulata – 1010 metri

Durata dell’escursione – 6 ore 24 minuti

Mappa dell'escursione

Profilo altimetrico dell'escursione

Vista 3D dell'escursione

Foto e descrizione dell’escursione

Come sempre le escursioni fatte con Francesco Laurenzi non sono mai banali e anche questa volta la tradizione è salva. Ci siamo sentiti e abbiamo organizzato una salita al Monte Prena per la via alpinistica intitolata al capitano degli alpini Adelelmo Brancadoro, sulla carta più semplice della Via dei Laghetti. Si unisce a noi un altro pezzo da novanta, Francesco Mancini, anche lui per la prima volta su questa via.

Partiamo presto a causa dei temporali previsti nel primo pomeriggio dopo aver lasciato l'auto sulla strada che porta alla vecchia miniera di Lignite, nei pressi di Fonte della Vetica.

Percorriamo la Fornaca fino a portarci alle pendici della cima delle Veticole che aggiriamo a Est lungo un sentierino non segnato, fino ad arrivare alla ripida salita che ci porta alla sella che separa Le Veticole dal Prena, a circa 2000 metri di quota dove inizia la via Brancadoro. Da qui in poi i segni, abbondantissimi, non ci lasceranno mai fino alla vetta.

Qualche foto sotto la targa e partiamo. L'inizio è semplice e divertente con difficoltà inesistenti. Ovviamente massima prudenza, soprattutto con i sassi mobili, eterna insidia di questi monti.

A quota 2240 circa raggiungiamo la prima prova tecnica di questo percorso: il canalino.

A parte il problema causato dalla dimensione esigua del passaggio, che provoca problemi in caso di grossi zaini, la salita è facile e divertente. Un primo passaggio, all'inizio, presenta pochi appigli ma la tecnica del puntellamento di schiena su una parete permette di superarlo velocemente. Successivamente un ripido muretto apparentemente invalicabile viene aggirato salendo sulla parete a sinistra, che con un po di attenzione si lascia scalare facilmente.

Occhio sempre in quanto NON è consentito scivolare!

Il canalino: appoggio di schiema - q. 2240 circa

Il canalino: aggiramento a sx del muro - q. 2240 circa

Superato il canalino si prosegue alternando alla salita qualche piccolo tratto in disarrampicata fino a raggiungere, a quota 2300 metri circa, il secondo punto critico: un traverso diagonale con discreta esposizione dove si deve scavalcare un piccolo tratto di un paio di metri ma con pochi appigli a disposizione e una "vecchia" corda parecchio rovinata a dare un aiuto (più psicologico che fisico.) Francesco Laurenzi si avventura per primo e supera abbastanza facilmente il primo tratto, dandoci un grosso aiuto nel tirare su i nostri zaini con l'aiuto di un provvidenziale cordino che avevamo con noi.

Senza il peso e, soprattutto l'ingombro degli zaini, io e F. Mancini superiamo il passaggio con qualche difficoltà in meno.

La prima placca esposta - q. 2300 circa

La prima placca esposta - q. 2300 circa

Qualche secondo per smaltire l'adrenalina di questo passaggio e si continua. Ancora qualche tratto di riscaldamento e a 2350 metri di quota arriviamo all'ultimo passaggio difficile della giornata:

Davanti a noi una paretina in leggera diagonale dove, a parte l'esposizione e qualche difficoltà all'inizio, soprattutto per chi non ha le gambe lunghe come il Laurenzi, gli appigli non mancano, si sale abbastanza facilmente fino all'ultimo tratto. Qui si può aggirare l'ultimo metro sulla destra, passando su uno stretto sentierino con sotto "il nulla" (ed è la via che segue Francesco) oppure, sfruttando i pochissimo e piccoli appigni scavalcare, cosa che facciamo io e Mancini, aiutati anche dal solito cordino che intanto Francesco ha provveduto ad assicurare alla "sosta" attrezzata alla sommità del passaggio.

La paretina con finale esposto - q. 2350 circa

La paretina con finale esposto - q. 2350 circa

Ormai è fatta. A parte i circa duecento metri di salita che mancano fino alla cima con qualche sfasciume di troppo, il resto del cammino è una formalità. In poco più di mezz'ora siamo in vetta a godere della solita e spettacolare vista a 360 gradi intorno a noi.

La vetta è raggiunta

E dopo esserci rifocillati un brindisi a base di liquore di Genziana, rigorosamente fatto in casa prima di scendere dalla "via normale" per il Vado di Ferruccio, ed essere all'auto alle tredici, felici e soddisfatti di questa via.

Si può tornare a casa ma non prima di aver effettuato una doverosa sosta a base di birra fresca al bar di Camarda. Grazie a Francesco Laurenzi e Francesco Mancini per la bella escursione.

Ed ora, le foto della giornata.

Guarda le foto in formato album

Autore: Marco DT

Qui trovi le tracce GPS in formato .plt e .gpx .

2016-08-18 M. Prena per la Brancadoro