2013-10-25 Il Pizzone 25 Ott 2013 Il Pizzone (Maiella) Località di partenza – Fara San Martino (CH) (466 metri) Distanza percorsa – 23,40 Km Salita accumulata – 2035 metri Durata dell’escursione – 9 ore 50 minuti Cime raggiunte – Il Pizzone (2214 m.) Mappa dell'escursione Profilo altimetrico dell'escursione Vista 3D dell'escursione Foto e descrizione dell’escursione E Pizzone fu ... Mancava una cima per arrivare al numero 200 nella collezione del Club dei 2000 metri e non poteva essere un'escursione facile quindi mi sono scelto una cima quasi sconosciuta ma non proprio agevole da raggiungere, soprattutto partendo dal paese di Fara San Martino. Dopo essermi documentato sulla rete ho elaborato il percorso che, almeno fino alla sella che divide il Pizzone dall'Acquaviva, era stato fatto da altre persone. Sul tratto dalla sella alla cima, anche se breve, non avevo informazioni e alla fine si è rivelato il più ostico ma andiamo a vedere in dettaglio tutto il percorso. Vista la distanza di Fara S. Martino da Roma e vista la difficoltà del percorso, sono partito da Roma prestissimo (alle quattro e mezza) riuscendo ad arrivare al parcheggio antistante il Vallone di Santo Spirito alle sette. Velocemente mi sono preparato e, dopo dieci minuti ero in marcia. Il tratto iniziale si svolge lungo il bellissimo e molto frequentato vallone di Santo Spirito. Questo primo tratto, lungo circa 4,3 Km e con un dislivello di poco superiore ai 500 metri non presenta nessuna difficoltà e, a parte le numerose soste fotografiche, lo percorro in poco più di un'ora, arrivando a Bocca dei Valloni, alle 8:20 circa. Da Bocca dei Valloni, lascio il sentiero principale (H1) che conduce al Monte Amaro e, seguendo le indicazioni della segnaletica imbocco il sentiero G6 - Grotta dei Callarelli, segnalata a 2 ore e 40 minuti di distanza. Il sentiero si addentra nel bosco ed alterna tratti ripidi a tratti pianeggianti e a qualche leggera discesa ma nel complesso, è molto bello e la bellezza dei paesaggi mitiga la fatica. Alle 10 in punto raggiungo la Grotta dei Callarelli, punto di arrivo dell'altro sentiero che parte da Capo le Macchie, sempre nei pressi di Fara San Martino. Appena arrivato di fronte alla grotta, una prima perplessità: davanti a me c'è una profonda spaccatura dove il sentiero sembra precipitare, apparentemente insuperabile: boh !!! Provo a cercare un varco ma nulla ma poi, guardandomi attorno con un poco di attenzione scopro che il sentiero gira a sinistra prima del salto e scende nel fossato in un punto più accessibile. Certo che esagerare con i segni dove è impossibile sbagliare e tralasciarli proprio in questi punti ... Da questo momento in poi, si naviga a vista! Fortunatamente qualche mese fa sono passati di qui degli amici di Avventurosamente e grazie alle loro indicazioni e alla traccia GPS riesco ad avere una qualche idea su dove passare (ed infatti faccio il loro stesso errore, imboccando lo stretto e infido canale della Val Forcone fino a che non mi rendo conto dell'errore e, a fatica, per non tornare indietro, risalgo il fianco della valle alla mia sinistra: un salto di rocce ed erba di tre - quattro metri di altezza in arrampicata) Una volta risalito, scendo nella parallela Valle dell'Acquaviva che alterna comodi passaggi su rocce a salti impegnativi e ostacoli di tutti i generi ma, tutto sommato percorribile. L'avanzata si fa più lenta, a causa della salita ripida, del terreno scomodo e della stanchezza che comincio ad accusare. Ad un certo punto, mi rendo conto di aver deviato dal percorso che intendevo seguire, che si trova alla mia destra a soli 50 metri ma tra me e la traccia c'è una foresta di pini mughi. La distanza è piccola e, piuttosto che riscendere e riprendere la via corretta, decido di attraversare. Saranno solo 50 metri ma si trasformano in un film dell'orrore. Queste piante hanno la capacità di essere praticamente impenetrabili e, alla fine, dopo una dura lotta, riesco ad uscire, malconcio, dall'altra parte. Sono sfinito ma tocca continuare e ricomincio a salire, all'interno della valle. Sono a quota 2100 e mi viene da pensare "è fatta" ma è una pia illusione. Il bello deve ancora arrivare. Mentre mi fermo a riposare, pensando ai problemi che dovrò affrontare per riscendere, vedo alla mia sinistra una labile traccia che sembra un sentiero, ovviamente non segnato su nessuna delle carte in mio possesso. Lo guardo con attenzione e vedo che scende quasi rettilineo lungo il costone che separa la Val Forcone dalla Valle dell'Acquiaviva, e si riesce a vedere anche che attraversa il bosco di pini che si trova quasi alla fine della discesa. Comincio a pensare che in discesa ne approfitterò, riservamdomi di riprendere la valle caso mai fosse non percorribile. Faticosamente salgo gli ultimi cento metri che mi separano dalla cresta ma l'amara sorpresa che mi attende quasi mi far venire voglia di abbandonare: la cima è a poche centinaia di metri, avanti a me, alla stessa altitudine ma fra di noi c'è un'impenetrabile barriera di pini. Comincia un lungo stillicidio di sali-scendi aiutato da qualche traccia nella breccia (che non capisco se è animale o umana) e da qualche residuo di omino. In questa foto aerea è riportata la traccia che serpeggia in mezzo ai pini anche se all'epoca dello scatto (dovrebbero risalire al 2000) forse di alberi ce n'erano di meno. A farla breve, dopo una quarantina di minuti di imprecazioni varie riesco a percorrere i settecento metri in piano che mi separano dalla cima. Sono sfatto, lo ammetto. In cima non c'è nemmeno la possibilità di sedersi per cui, dopo la foto ricordo, raggiungo un tratto sgombro dagli arbusti e mi fermo a mangiare qualcosa e a riprendere le forze. Anche ripercorrere il tratto di cresta, fino alla sella, non è facile. Ovviamente non ritrovo i varchi dell'andata e devo inventarmi un percorso nuovo ma alla fine supero i pini ed inizio la discesa. Scendo per la ripida via dell'andata fino a quota 2100, punto di riferimento per intercettare il sentiero visto durante la salita. O la va, o la spacca! Mi butto a sinistra, su un comodo pratone fino a raggiungere quella che dall'alto sembrava una traccia e, miracolo, un omino di pietra ad indicare un sentiero. In realtà scopro più avanti che era uno scavo fatto per una tubazione, che ogni tanto affiora in superficie, e che dovrebbe arrivare fino alla grotta, a quota 1600 metri. La discesa è fin troppo tranquilla e i miei timori dell'andata pian piano svaniscono. Velocemente arrivo all'inizio del bosco di pini e qui vedremo se il sentiero mi aiuta ed infatti, a parte un paio di punti dove mi ritrovo in un vicolo cieco, la traccia c'è e alla fine arrivo comodamente (quasi) all'inizio del sentiero che, guarda caso è dove mi sono sbagliatto prendendo la Val Forcone invece della valle dell'Acquaviva. Praticamente sono arrivato fino alla grotta, e se lo avessi usato anche in salita avrei risparmiato la metà delle forze ... Dopo un'ora di discesa sono alla grotta. Ci dovrebbe essere dell'acqua ma dalla roccia c'è solo un debole sgocciolio. Più avanti c'è una fonte ma non mi va di allungare per cui, mentre mi riposo, riesco a riempire metà bottiglietta che dovrà bastare fino alle fontane poste giù, a valle. Ormai è fatta. Da qui al parcheggio il sentiero è comodo, anche se lungo, ma non mi da pensiero. Bevo quella poca acqua che sono riuscito a raccogliere ma è sufficente. Mangio qualcosa e riparto velocemente verso l'auto. Sono le cinque quando arrivo all'auto, stanco ma soddisfatto per la bella escursione fatta. Condita da qualche inconveniente ma che a pensarci adesso non ha fatto altro che aggiungere un po di sale alla cosa. Ora non mi resta che affrontare il lungo viaggio fino a casa. Buona visione ora, con le numerose foto di questa intensa e faticosa giornata sulla Maiella. Guarda le foto in formato album Autore: Marco DT Qui trovi le tracce GPS in formato .plt e .gpx 2013-10-25 Il Pizzone