2021-02-06 Monte Morrone e Cima ZIS da V. di Cesa

2021-02-06 Monte Morrone e Cima ZIS da V. di Cesa

Localita' di partenza – Cartore, Borgorose (RI)

Coordinate e quota partenza (WGS84) – 42.167045, 13.310778, 950 metri

Distanza percorsa – 13.30 Km

Salita accumulata – 1300 metri

Durata dell’escursione – 7 ore

Mappa dell'escursione

Profilo altimetrico dell'escursione

Vista 3D dell'escursione

Dopo parecchi giorni di brutto tempo, con copiose nevicate e, purtroppo numerosi incidenti, si presenta un fine settimana di bel tempo prima della prossima perturbazione.

Dopo qualche scambio di messaggi con Augusto e dopo una valutazione di varie opzioni decidiamo di salire sui Monti della Duchessa ma, non conoscendo le condizioni della neve, dalla valle di Cesa, più larga e meno soggetta a cadute di accumuli nevosi e non dalla valle di Fua, più stretta e potenzialmente più rischiosa.

Il viaggio fino a Cartore è comodo e veloce e, anche in caso di rinuncia per condizioni non idonee, comunque non sarebbe stato un gran sacrificio.

Il tempo di prepararsi e, poco dopo le sette e mezzo siamo pronti a partire.

Prendiamo la solita sterrata che sale verso il lago, saltando stavolta il bivio per la valle di Fua e continuando invece lungo la strada.

La pendenza si fa subito severa ma il nostro passo rimane spedito. Neve non ce n'è ancora e si sale tranquilli.

I ripidi tornanti si susseguono uno dopo l'altro impegnando a fondo i nostri muscoli. Dopo quasi tre quarti d'ora di salita, intorno ai 1400 metri di salita, cominciamo a trovare la prima neve.

Non è ghiacciata e cede abbastanza, dandoci un'avvisaglia di quello che ci aspetta più avanti.

Raggiunta quota 1570 circa, il bosco si apre e la strada spiana per qualche metro, dandoci modo di riposare qualche minuto. Quì la neve è più dura e si può procedere con maggiore facilità.

Davanti a noi, il Morrone comincia a farsi vedere, illuminato dai primi raggi di sole. Neve ce n'è ma fortunatamente non ci sono accumuli pericolosi: buona notizia, possiamo salire senza problemi in vetta.

Lasciamo la radura e, dopo una svolta a destra, la strada rientra nel bosco e ricomincia a salire. Tornando nel bosco, la neve è tornata molle e, in qualche tratto si affonda parecchio. Resistiamo alla tentazione di indossare le racchette, anche per fare un po' di allenamento alla neve, che non guasta.

Quota 1700 metri, usciamo definitivamente dal bosco e veniamo accolti da un tiepido sole. La neve torna dura e si sale l'ultimo tratto ripido con più facilità. Superiamo gli ultimi cinquanta metri di ripido ed arriviamo su una larga cresta che punta dritta alla parete sud del Morrone.

Davanti a noi la splendida vista del Murolungo, in primo piano, e del resto del massiccio del Velino dietro. Tutte le cime sono splendidamente imbiancate ma le creste sono relativamente pulite e prive di accumuli importanti, eccetto qualche balcone che sporge verso nord.

proseguiamo per la facile salita fino ai 1900 metri dove passerebbe il sentiero che proviene dalle Caparnie, per la Fonte Salamone. Valutiamo la parete e decidiamo un approccio verticale, puntando un invitante e ampio canalino dritto davanti a noi. Un'occhiata con il teleobiettivo rivela che non ci sono accumuli nevosi e quindi, si va.

La pendenza aumenta decisamente ma il fondo nevoso è compatto, almeno per la maggior parte del percorso. Si riesce a salire, e solo in vicinanza di salti di rocce finiamo per affondare nella neve.

Siamo nel canalino, tratto con la pendenza più elevata, ma che superiamo senza nessun problema, fino a trovarci ad affrontare l'ultimo tratto leggermente meno ripido.

Tre ore dalla partenza e finalmente siamo in cresta, a metà strada tra il Morrone e la Cima ZIS. Fino ad ora eravamo rimasti al riparo ma qu', a 2100 metri, il vento si fa sentire forte. È scirocco e fortunatamente non è freddissimo ma comunque fastidioso e noi, ci adeguiamo.

Ci incamminiamo sulla cresta accidentata, cercando di schivare rocce, e buche. Intanto sopra di noi quattro bellissimi grifoni si lasciano trasportare dal vento, facendosi fotografare, mentre ci sorvolano.

Una mezz'ora di cammino e finalmente raggiungiamo la cima del Monte Morrone.

Io e Augusto in cima a Monte Morrone

Il vento si mantiene forte ma non insopportabile. Ci fermiamo per qualche foto e per godere il meraviglioso panorama che ci circonda. Tutte le maggiori vette dell'Appennino sono visibili, nonostante il cielo non sia limpidissimo.

Ripartiamo dopo qualche minuto, tornando sui nostri passi. Si cammina con difficoltà: la neve è molla e la cresta è disseminata di salti di roccia, ricoperti da uno strato bianco ed insidioso. In più di un'occasione finiamo in qualche buca ma alla fine, a mezzogiorno siamo su Cima ZIS.

Io e Augusto su Cima ZIS

Anche qui, sosta fotografica prima di ripartire. Affrontiamo la cresta che porta al Vado dell'Asina. Qui, contrariamente a prima, lo strato nevoso è più alto e compatto e livella le asperità del terreno, consentendo un'andatura decisamente più agevole e veloce, aiutata anche dalla discesa.

Mezz'ora e siamo al vado. Sotto di noi, il lago della duchessa o almeno, dovrebbe esserci, completamente ghiacciato e ricoperto dalla neve.

Ci tuffiamo per la ripida discesa verso il lago, con qualche difficoltà dovuta alla neve alta e molle perché esposta al sole.

È quasi l'una quando raggiungiamo il lago. Il vento è completamente sparito, anche grazie al Murolungo che ci fa da riparo. Ci fermiamo su una grossa roccia per la pausa pranzo.

E dopo la pappa, il solito brindisi: Augusto col suo limoncello ed io con la mia genziana e qualche quadretto di cioccolato fondente, con il Lago della Duchessa e le montagne a farci da cornice.

Si sta benissimo e ci attardiamo qualche minuto a godere della meravigliosa giornata, quasi estiva, prima di ripartire.

Attraversiamo il lago ghiacciato e ci avviamo verso le Caparnie. La neve più o meno tiene e anche stavolta rinunciamo alle racchette.

Man mano che ci avviciniamo alle Caparnie cominciamo ad incontrare qualche escursionista che sta percorrendo il sentiero o è in sosta per il pranzo. Un rapido saluto e proseguiamo per iniziale la discesa per il Vallone del Cieco e la valle di Fua, visto che non ci sono assolutamente pericoli.

La neve si fa sempre più molle e in più di un'occasione sprofondiamo in qualche buca ma ormai è fatta.

Inizia il tratto più ripido e qui la neve più o meno da anche una mano, consentendoci una veloce discesa, per lasciarci definitivamente nei pressi della catena.

Ancora pochi minuti e, poco dopo le due e mezzo, dopo sette ore di cammino, siamo a Cartore.

Cambio d'abito e rinfrescatina e ripartiamo ma prima, una sosta al birrificio del Borgo, per il meritato "terzo tempo" con una corposa Maledetta e una porzione di patate fritte al momento e via, a Roma.

Grazie a Augusto, per la bella giornata.

Ed ora le foto di questa bella giornata.

Guarda le foto in formato album

Autore: Marco DT

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