2020-01-11 Monte Tarino da Fosso Fioio

2020-01-11 Monte Tarino da Fosso Fioio

Localita' di partenza – Fosso Fioio, Camporotondo (AQ)

Distanza percorsa – 14.50 Km

Salita accumulata – 830 metri

Durata dell’escursione – 6 ore 20 minuti

Mappa dell'escursione

Profilo altimetrico dell'escursione

Vista 3D dell'escursione

I muscoli sono ancora intorpiditi a causa della forzata astinenza dovuta al maltempo ma soprattutto per i bagordi delle vacanze natalizie per cui ci vuole una bella passeggiata per risvegliarli.

Approfittiamo quindi del fatto che Agostino e Daniele devono passare a controllare la loro casetta a Camporotondo e li accompagniamo e con l’occasione organizziamo un giretto sul Tarino anche perché io non c’ero mai stato.

Si parte presto da Roma e in poco più di un’ora raggiungiamo Camporotondo, frazione di Cappadocia.

E intanto, già in auto le bellezze dell’escursione si cominciano a vedere: lungo la strada ammiriamo una splendida Luna piena che sta tramontando dietro le montagne mentre il Velino si sveglia sotto i primi raggi del Sole. Solo questo spettacolo ci ripaga dei sacrifici che si fanno ogni volta per andare in montagna.

Superato l’abitato imbocchiamo la strada sterrata (fortunatamente aperta, vista la anomala assenza di neve di questo inverno) che porta fino al santuario della Santissima Trinità e, arrivati a Fosso Fioio (UTM-33T 356347E 4647485N) parcheggiamo l’auto e ci prepariamo.

Non ho un termometro ma la sensazione è che siamo qualche grado sotto lo zero, ma Matteo sembra non accorgersi della temperatura. Siamo noi che finiamo di avere freddo al suo posto.

Si parte seguendo il sentiero che porta al parcheggio del santuario per la maggior parte su strada. Superiamo il Fontanile Campitelle a 1340 metri, completamente gelato e proseguiamo.

Poco più avanti raggiungiamo una torre di osservazione e ne approfitto per una foto panoramica prima di continuare. Intorno alle nove , mentre siamo sul sentiero che unisce la cresta del Tarino al parcheggio del santuario, lasciamo la via segnata e deviamo, alla nostra destra, in direzione Sud Ovest per seguire la cresta del Monte Assalonne, piccola ma bella cima non lontana dal nostro cammino.

Sul sentiero, di fronte a noi, un grosso masso ci da l’occasione di sfoggiare qualche facile passo di arrampicata tanto per scaldare anche le mani.

Sono le nove e mezzo quando raggiungiamo la vetta dell’Assalone, a 1513 metri di quota.

Io, Matteo, Agostino e Daniele sulla cima dell'Assalone

E mentre ci concediamo qualche minuto di pausa, Agostino approfitta per una bella imitazione del “Viandante nella nebbia” anche se nebbia non ce n’è.

Ritorniamo sui nostri passi e, in pochi minuti, raggiungiamo di nuovo il sentiero segnato che porta alla nostra meta. Intanto è uscito il sole e si comincia a stare decisamente meglio. Superato il primo tratto scoperto, il sentiero entra nel bosco facendo calare di nuovo la temperatura.

Intanto iniziamo a trovare la prima neve, dura e, a tratti pericolosamente ghiacciata. Ci si muove con attenzione evitando i tratti dove il manto cambia colore e da bianco diventa grigiastro, segno di ghiaccio vivo e scivoloso.

Usciamo dal bosco e raggiungiamo velocemente la Cima dei Somaroni, a 1858 metri con l’imponente cono del Tarino di fronte a noi.

Il tempo di una foto prima di proseguire. Il terreno diventa infido a causa delle placche di ghiaccio ma fortunatamente ci sono diversi tratti dove spuntano erba e sassi e quindi, facendo un po’ di slalom riusciamo a procedere in sicurezza per arrivare, poco dopo le dodici in vetta al Tarino, a 1961 metri di altezza.

Daniele, io e Matteo sulla vetta del Tarino

Il cielo terso per il clima freddo ci offre una vista spettacolare delle montagne che ci circondano. Noi ci fermiamo qualche minuto prima di ripartire e affrontare l’insidiosa discesa ma col solito slalom riusciamo a raggiungere il Pozzo della Neve, dove inizieremo la discesa finale, senza particolari problemi.

La sosta è d’obbligo e altrettanto doveroso è il brindisi: la neo prodotta Genziana di Agostino ci scalda e ci predispone ad affrontare l’ultima difficoltà della discesa nel bosco.

Dopo la pausa ci rimettiamo in moto e, raggiunto il cartello che indica la discesa controlliamo lo stato della neve prima di decidere. La neve è dura e compatta ma per fortuna non ghiacciata e gli scarponi riescono a fornire un minimo di presa, aiutati anche dalla pendenza modesta.

Inoltre i numerosi appigli forniti dalle piante consentono di fermarsi nel caso di una scivolata. L’unica preoccupazione sono i numerosi sassi affioranti o “squali” che, in caso di caduta possono rivelarsi pericolosi.

Con estrema prudenza ma senza particolari problemi però superiamo anche il tratto innevato raggiungendo il tratto pulito e ricoperto di foglie.

Ormai è fatta e, in una mezz’ora arriviamo alla macchina. Veloce cambio di scarpe e si riparte fino ad arrivare a Camporotondo e a casa di Agostino. La temperatura è gelida (a parte per il solito Matteo che, in tutta la giornata è rimasto a maniche corte !!!) ma una bella bottiglia di vino ma soprattutto una buonissima pasta preparata da Daniele ci scaldano e ci fanno dimenticare il termometro.

E dopo questo spettacolare terzo tempo, ripartiamo salutando il Velino baciato dagli ultimi raggi di sole per tornare a Roma quando è ormai buio.

Grazie Agostino, Matteo e Daniele per la bella giornata, prima durante e soprattutto dopo l'escursione.

Ed ora le foto di questa bella giornata.

Guarda le foto in formato album

Autore: Marco DT

Qui trovi le tracce GPS in formato .plt e .gpx .

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