2018-08-13 Corno Grande vetta Orientale

2018-08-13 Corno Grande vetta Orientale

Localita' di partenza – Piazzale dell'albergo di Campo Imperatore (2142 m.) (AQ)

Distanza percorsa – 13,00 Km

Salita accumulata – 1160 metri

Durata dell’escursione – 7 ore 4 minuti

Mappa dell'escursione

Profilo altimetrico dell'escursione

Vista 3D dell'escursione

È passato qualche anno dall’utlima volta che sono stato sulla vetta Orientale del Corno Grande e l’occasione si è presentata quando Daniele mi ha chiesto di accompagnarlo per la sua prima ascensione alla seconda vetta dell’Appennino, con i suoi 2903 metri di altezza.

Per l’occasione abbiamo scelto un itinerario che prevede la partenza da Campo Imperatore con salita per la rinnovata ferrata Ricci, lungo la bella e aerea cresta Nord del Corno Grande.

Partiti molto presto da Roma siamo arrivati a Campo Imperatore prima delle otto, col piazzale già parzialmente pieno. Purtroppo questo è il periodo peggiore per frequentare il Gran Sasso, soprattutto sulle vie più affollate. Solita preparazione e partenza in direzione sella di Monte Aquila percorrendo il sentiero 101, in direzione Nord.

Il tempo è perfetto con cielo sereno e temperatura fresca ma gradevole. Percorriamo il primo tratto in salita, dopo l’osservatorio, con passo spedito per scaldare i muscoli in attesa dei tratti successivi, godendo del panorama sempre bello e suggestivo: la mole del Corno Grande, la piana di Campo Imperatore con l’imponente cresta del Centenario. In lontananza il Sirente con il gigantesco squarcio del Canale Maiori sempre ben visibile anche da qui.

Dopo la prima salitella il terreno spiana e consente un’andatura agevole e riposante in attesa dei primi tornanti che ci porteranno ai 2335 metri della sella di Monte Aquila. In lontananza il puntolino rosso del Bafile ci saluta e ci augura il buon viaggio.

Seguiamo il sentiero per la via Normale al Corno Grande, praticamente in pianura fino al Brecciaio, dove si impenna decisamente fino ai 2506 della Sella del Brecciaio raggiunta dopo circa un’ora di cammino.

Proseguiamo sempre sulla via che porta al Corno Grande per un altro centinaio di metri prima di lasciare a sinistra il sentiero per la vetta Occidentale e seguire le indicazioni per il Passo del Cannone e il rifugio Franchetti.

Il sentiero sale quindi fino ai 2700 metri del passo del Cannone da dove inizia una ripida discesa, con tanto di tratto attrezzato con fune d’acciaio, verso il rifugio Franchetti dove arriviamo poco prima delle dieci. Breve sosta per mangiare qualcosa e per indossare inbrago e longe prima di ripartire verso l’inizio della via ferrata Ricci.

Il primo tratto di ferrata è ripido ma agevole, su terreno ottimo e non scivoloso passando sotto la ripida parete della vetta Orientale.

Terminato il primo tratto si arriva sulla cresta Nord e davanti a noi si apre l’immensità del Paretone, altissimo strapiombo del Gran Sasso sul versante Teramano, mai visto così anche perché nelle precedenti occasioni perché la nebbia me ne ha sempre impedito la visuale.

Nonostante l’assicurazione sporgersi a guardare l’abisso fa tremare le gambe ma riesco a scattare qualche foto.

Continuiamo a salire e la via ferrata affronta il tratto più bello e tecnico anche se non particolarmente difficile. Gli appigli sono tanti e sicuri e le corde sono tutte state rinnovate la scorsa estate insieme ad altre vie di questa montagna.

Poco prima dei 2700 metri di quota , quando sono quasi le undici termina la via ferrata e il sentiero continua ripido lungo la cresta. Duecento metri di salita ci separano dalla vetta che raggiungiamo dopo una quarantina di minuti di cammino. Siamo sulla vetta, solo nove metri più in basso della cima Occidentale che vediamo sullo sfondo, affollata in maniera esagerata. Sembra di essere in spiaggia ma invece siamo in montagna.

Io e Daniele sulla vetta Orientale del Corno Grande

Ma lasciamo stare queste considerazioni e ci godiamo il nostro momento sulla nostra cima, anche noi, in discreta compagnia ma non fa nulla. Ci ritagliamo il nostro angoletto e riusciamo anche a fare qualche foto ricordo prima del doveroso ed immancabile brindisi.

Dopo una mezz’ora di sosta e dopo pasto e brindisi cominciamo la discesa. Ripercorriamo un breve tratto della cresta dell’andata.

A quota 2800 metri, in corrispondenza di un tratto di cresta stretto e esposto, sulla sinistra incontriamo i bolli che indicano la via normale di discesa al Calderone ma noi la tralasciamo. Scendiamo un’altra decina di metri fino ad incontrare la nuova via attrezzata lo scorso anno, riconoscibile da una corda d’acciaio nuovissima.

Il primo tratto è semplice e usiamo la corda solo come corrimano. Più avanti invece inizia il tratto tecnico su parete quasi verticale: è un bellissimo tratto di una trentina di metri tecnicamente non difficile ma molto bello. Corda nuova e ben messa e roccia stabile e ricca di appigli. Rispetto alla vecchia Normale una via molto più bella e, per via dell’assicurazione, molto più sicura sempre per chi è avvezzo a percorrere tratti con attrezzatura da ferrata.

Terminata la discesa ci troviamo ai margini di quello che resta del Calderone ormai declassato da ghiacciaio a nevaio. Qualche foto al terrazzino che unisce le tre vette del corno grande prima di riprendere il sentiero per il passo del Cannone e per il ritorno a Campo Imperatore.

Ormai è fatta. Man mano che ci avviciniamo alla via normale l’affollamento aumenta ma fortunatamente riusciamo a schivare ingorghi pericolosi con escursionisti spesso improvvisati in questo periodo e alla fine, ripercorrendo la via dell’andata, raggiungiamo l’auto poco prima delle quindici.

Grazie Daniele per la bella compagnia.

Ed ora godiamoci qualche foto della giornata.

Guarda le foto in formato album

Autore: Marco DT

Qui trovi le tracce GPS in formato .plt e .gpx .

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